giovedì 18 settembre 2008

Il denaro e le connessioni che stanno dietro la crociata di Al Gore sull’anidride carbonica – Parte I°

di Deborah Corey Barnes

La campagna di Al Gore contro il riscaldamento globale ha ingranato le marce alte. Giornalisti e commentatori seguono ogni sua mossa e bombardano il pubblico con notizie sulle sue attività ed opinioni. Ma mentre i media mainstream promuovono le sue idee sullo stato del pianeta, essi mantengono il silenzio sull’impatto drammatico che le sue proposte economiche avrebbero sull’America, se applicate. Ancora, i giornalisti ignorano regolarmente l’evidenza che egli possa trarre benefici personali dalle sue campagne. Finirebbe l’innamoramento dei suoi fans se questi si rendessero conto di quanto denaro il loro uomo si appresta a guadagnare ?

All’inizio del 2007 Al Gore ha dovuto sopportare una debacle nelle sue pubbliche relazioni. Il Centro di Ricerche Politiche del Tennessee, un think tank a livello statale, rivelò che egli era uno scialacquatore di energia. Documenti pubblici mostravano che la villa di Al Gore a Nashville usava in un mese più del doppio di energia elettrica di un americano medio in un anno. La sua bolletta mensile in media ammontava a più di 1.359 dollari. Inoltre, il suo consumo domestico di energia è aumentato dopo che “Una scomoda verità” (2006), il suo film sul riscaldamento globale era approdato nelle sale cinematografiche tra critiche estasiate.

Non importa che la comunità scientifica sia divisa su cosa causi il riscaldamento globale, quanto dannoso sia e come ci si deve rapportare. Gore recita davani ai media fra gli applausi, insistendo che il mondo si stia scaldando pericolosamente ma che egli conosce la soluzione.

Il sistema Cap-and-Trade

Per risollvere la “crisi climatica”, Al Gore vuole porre un limite (cap) alla produzione di gas serra. Egli preme per un immediato congelamento delle emissioni negli USA, un divieto di costruzione di nuove centrali a carbone, severe misure di risparmio ed efficienza energetica, mandati per energie rinnovabili, tasse sull’anidride carbonica (carbon tax) e obiettivi e tempistica vincolanti per la riduzione delle emissioni di gas serra. Queste emissioni consistono principalmente di anidride carbonica (CO2), il sottoprodotto dei combustibili fossili come petrolio, carbone e gas naturale, che forniscono l’85% dell’energia degli USA. Il progetto di Al Gore per salvare il pianeta sposta gli Stati Uniti verso un’economia controllata nella quale strumenti regolatori governativi mantengano l’influenza sopra tipi e quantitativi di energia disponibile per il settore privato. Il suo principale strumento regolatore è il cosiddetto ‘cap-and-trade” (cioè un sistema di incentivi alla riduzione delle emissioni tramite permessi di emissione negoziabile).
Con questo sistema il governo pone un limite (cap) alle emissioni di CO2 e di altri gas serra da parte del settore privato. Ad ogni settore, industria o impresa viene assegnato una quantità prefissata di crediti che permettono di emettere quantità specifiche di gas serra. Ad esempio, un credito negoziabile di anidride carbonica permette l’emissione di una tonnellata di CO2. Se un’industria emette più tonnellate di CO2 di quante siano autorizzate dai crediti, ha la possibilità di acquistare crediti supplementari da altre ditte – oppure dovrà pagare una multa proporzionale alla quantità delle emissioni in eccesso. Quindi le compagnie che emettono quantitativi di emissioni inferiori ai crediti a disposizione hanno la facoltà di vendere tali crediti in eccesso.

Questo sistema, che può suonare market-friendly, è in realtà qualcosa che è solo alla portata dei sogni dei burocati. Si tratta di una distorsione in quanto il mercato dell’anidride carbonica esiste solo perché le imposizioni governative di un tetto massimo creano una scarsità artificiale dei diritti di produrre energia. In un sistema cap-and-trade, i compratori acquisteranno le loro compensazioni da un broker o attraverso una piattaforme elettronica di commercio. In Europa, il commercio di anidride carbonica è già una realtà. Dal 2005, le compensazioni di anidride carbonica vengono negoziate elettronicamente attraverso l’ECX (European Climate Exchange).

La maggior parte dei programmi cap-and-trade permettono a determinate compagnie di procacciarsi crediti intraprendendo azioni che si suppone possano ridurre le emissioni, anche al di fuori delle operazioni e delle strutture della ditta. In una versione popolare del concetto di compensazione, le ditte guadagnano crediti comprando piantine di alberi da piantare in paesi in via di sviluppo. I sostenitori dicono che la CO2 così assorbita dagli alberi andrà a bilanciare le emissioni delle industrie sponsorizzatrici. A dispetto del suo valore come immagine, gli scienziati si fanno beffe della nozione che sia possibile piantare alberi a sufficienza per bilanciare le emissioni antropiche di CO2, ma questi progetti riscuotono popolarità all’interno della comunità ambientalista.

Molte le possibilità di imbrogliare

Comunque, gli ambientalisti più radicali rigettano il cap-and-trade. Dicono che permette agli inquinatori di continuare ad inquinare attraverso l’acquisto delle quote. Ciò è vero, ma è irrilevante. Una tonnellata di CO2 a Pechino ha lo stesso effetto sul clima di una tonnellata emessa a New York. Il problema reale è che il governo di ogni paese ha un incentivo per imbrogliare a nome degli industriali locali. E’ stata questa l’esperienza in Europa con l’ETS (Emissions Trading System) che l’Unione Europea ha stabilito per implementare il Protocollo di Kyoto. In ogni paese membro della UE (ad eccezione della Gran Bretagna), le quote permettono di eccedere dai corrispondenti quantitativi di emisione di tonnellate di CO2.

Le compensazioni di emissione permettono ancora maggiori possibilità di imbroglio. Ad esempio, alcune compagnie che trattano alluminio dichiarano che si meritano dei crediti perchè riciclano alluminio, e il riciclaggio, richiedendo meno energia, è meno dispendioso della lavorazione della materia prima. Fra le attività che generano compensazioni, la più popolare è la messa a dimora di alberi. Ma questo metodo di immagazzinare anidride carbonica richiede anni, ed i risultati a lungo termime sono incerti. Se gli alberi muoiono o deperiscono, o se vengono bruciati per lasciare spazio all’agricoltura, non c’è riduzione delle emissioni. La riduzione netta della CO2 dalla messa a dimora degli alberi può non materializzarsi per decine di anni, ma le compensazioni hanno esito immediato.

Per i critici nei confronti del mercato delle quote e della sinistra ambientalista, le compensazioni non sono nient’altro che un trucco di marketing. Alcuni le descrivono come fantasiosi stratagemmi affini alle indulgenze medievali che venivano vendute nel mercato clericale per regolare la remissione dei peccati.

La verità è che praticamente ogni azione umana tesa alla produzione richiede l’uso delle risorse naturali, e niente è immune da inquinamento. Anche la produzione di energia dal vento richiede le pale eoliche, le quali, secondo alcuni ambientalisti, come ad esempio Robert F. Kennedy, Jr, possono “inquinare” dal punto di vista visivo gli ambienti naturali. Kennedy, a capo del gruppo verde Riverkeepers, dice di sostenere l’energia eolica, ad eccezione degli impianti sistemati nelle acque al largo di Cape Cod.

Qualunque sia l’impatto sull’ambiente, è sicuro che lo schema cap-and-trade spinga all’insù le prospettive economiche e politiche delle persone e dei gruppi che vi stanno dietro. Prima che la compagnia collassasse sotto il peso dello scandalo finanziario, la Enron del Direttore (CEO) Ken Lay era una delle proponenti principali delle idee alla base del cap-and-trade. Così come lord John Browne della BP, prima di dimettersi nel maggio 2006 sotto il peso di uno scandalo personale. Nell’agosto del 1997, Lay e Browne si incontrarono col Presidente Bill Clinton ed il vice Presidente Al Gore nella Camera Ovale per determinare le posizioni ufficiali americane da assumere ai negoziati di Kyoto che portarono al trattato internazionale per regolare le emissioni dei gas serra.

Il Senato degli Stati Uniti votò 95 a 0 la non ratifica del trattato di Kyoto nel 1997. Ma questo non fermò Al Gore.

Il circuito degli affari di Al Gore

Al Gore è il fondatore e presidente della azienda privata chiamata GIM (Generation Investment Management) con sede a Londra. Secondo Al Gore, l’azienda investirebbe denaro proveniente da istituzioni e ricchi investitori nel campo delle compagnie verdi. “La GIM compra, ma non fornisce, compensazioni di anidride carbonica” da detto il commentatore Richard Campbell della CSN nel Marzo 2007.

La GIM sembra evere un’influenza considerevole sopra le maggiori aziende che attualmente negoziano quote di anidride carbonica, come ad esempio la Chicago Climate Exchange (CCX) in America e la Carbon Neutral Company (CNC) in Gran Bretagna. La CCX è la sola azienda in America a dichiarare di negoziare le quote.

La CCX deve la sua esistenza in parte alla Fondazione Joyce, con sede a Chicago e di orientamento liberale, che nel 2000 ha concesso una somma di 347.000 dollari per finanziare uno studio preliminare per testare la vitalità di un mercato nel campo delle quote. Al tavolo dei direttori della CCX siede l’ubiquitario Maurice Strong, un diplomatico e industriale canadese che, fin dagli anni ’70, ha aiutato la creazione di una agenda politica internazionale per il movimento ambientalista. Strong definisce se stesso come “socialista in ideologia e capitalista in metodologia”. I suoi precedenti ruoli includevano quello di consulente principale del Segretario ONU Kofi Annan, consulente principale del Presidente della Banca Mondiale James Wolfenshohn e mebro del direttivo della Fondazione Nazioni Unite, una creatura di Ted Turner. Il 79enne Strong è un intimo di Al Gore.

La CCX ha circa 80 soci che sono sedicenti emettitori di gas serra. Essi si sarebbero volontariamente impegnati a ridurre le loro emissioni, entro il 2010, ad un livello del 6% al di sotto delle loro emissioni del 2000. La CCX include Ford Motor Company, Amtrak, DuPont, Dow Corning, American Electric Power, International Paper, Motorola, Waste Management e una infarinatura di altre compagnie, oltre agli stati dell’Illinois e del Nuovo Messico, sette città e varie università. Presumibilmente i soci “comprano” compensazioni attraverso l’intermediazione della CCX. Ciò significa che essi contribuiscono o investono in gruppi di compagnie che forniscono forme di energia “alternative, rinnovabili e pulite”.

La CCX ha anche “soci di partecipazione” che sviluppano progetti di compensazione. Hanno nome come Carbon Farmers e Eco-Nomics Incorporated. Inoltre, altri gruppi di soci partecipanti facilitano, finanziano e negoziano progetti di compensazione per “isolare, distruggere e rimuovere” gas serra. La CCX aspira ad essere leader del commercio delle emissioni di CO2 alla borsa New York Stock Exchange.

Insieme ad Al Gore, il co-fondatore della GIM è il Segretario del Tesoro USA ed ex Direttore (CEO) della Goldman Sachs, Hank Paulson. Nel settembre 2006 la Goldman Sachs acquistò il 10% delle azioni della CCX per 23 milioni di dollari. Alla CCX appartiene metà della ECX, così ora anche quest’ultima appartiene in parte alla Goldman Sachs.

Gli enti investitori della GIM sono costellati di dirigenti della Goldman Sachs, inclusi David Blood, ex Dirttore (CEO) della Goldman Sachs Asset Management (GSAM); Mark Ferguson, ex co-presidente della GSAM pan-European research; e Peter Harris, che presiedette le operazioni internazionali della GSAM. Un altro partner finanziatore è Peter Knight, che è il presidente designato della GIM, che è stato sia il capo dello staff di Al Gore nel 1977-1989 quando Gore era senatore, che anche manager della campagna elettorale per la rielezione del duo Clinton-Gore nel 1996.

Come la CCX, la ECX ha circa 80 compagnie associate, incluse BP, Calyon, Endesa, Fortis, Goldman Sachs, Morgan Stanley e Shell, e la ECX ha contratti con l’Unione Europea per lo sviluppo di un mercato dei future delle quote di CO2. Cosa ne ottengono le compagnie ? Beneficiano investendo nella negoziazione delle quote oppure ricevono sussidi per fare ciò.
(continua)

1 commento:

Марин ha detto...

Ovviamente in questo periodo c'è un tumolto in Italia, riguardo all'ecologia. In Bulgaria siamo talmente pieni di problemi, che non siamo in grado di dedicare attenzione alle questioni globali.
Buona serata!