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martedì 23 marzo 2010

Le speranze del WWF di trovare 60 milioni di dollari che crescono sugli alberi

I crediti da anidride carbonica renderebbero il WWF ed i suoi partner molto più ricchi, senza nessuna effettiva riduzione della CO2, afferma Christopher Booker del Telegraph

Di Christopher Booker - The Telegraph

Fonte: http://www.telegraph.co.uk/comment/columnists/christopherbooker/7488629/WWF-hopes-to-find-60-billion-growing-on-trees.html

Se il più grande e ricco gruppo ambientalista, il WWF, annuncia di giocare un ruolo cardine nell'ambito della preservazione di un'area della foresta amazzonica grande il doppio della Svizzera, molti applaudono, pensando che ciò sia semplicemente una delle cause per le quali il WWF è stato fondato. Da molto tempo l'Amazzonia è in testa alla lista delle preoccupazioni ambientali mondiali, non solo perchè ovviamente ospita la foresta pluviale più vasta e ricca di biodiversità del mondo, ma anche perchè i suoi miliardi di alberi rappresentano il più grande deposito natutale di CO2. Quindi ogni minaccia alla foresta rappresenterebbe anche un contributo all'aumento del riscaldamento globale.

E' emersa però un'agenda nascosta circa la preservazione di questa parte di foresta che coniste nel permettere al WWF ed ai suoi partners di condividere la vendita di crediti di emissione di anidride carbonica per un valore di 60 miliardi di dollari, per permettere alle compagnie industriali di continuare ad emettere CO2 esattemente come nel passato. L'idea alla base di ciò è che i crediti connessi alla CO2 immagazzinata in questa specifica parte di giungla - così fuori mano da non temere minacce immediate - potrebbero essere venduti sul mercato internazionale, in modo da permettere a migliaia di compagnie nel mondo sviluppato di compensare la restrizione all'emissione di anidride carbonica. L'effetto pratico sarebbe semplicemente quello di rendere il WWF ed i suoi partner molto più ricchi senza minimamente contribuire ad abbassare il livello globale delle emissioni di CO2.

Il WWF, che già guadagna 400 miliardi di Sterline annualmente, la maggior parte dei quali provenienti dai governi e dai contribuenti, è da molto tempo il cardine del dibattito sulle minacce alla foresta amazzonica, come si evince anche dall'entusiasmo ricevuto da un ben pubblicizzato passaggio nel rapporto del 2007 dell'IPCC. Comunque la dichiarazione, da parte dell'IPCC, che il 40% della foresta è minacciata dal riscaldamento globale, si è scoperto che non è basata su nessuna evidenza scientifica, ma semplicemente sulla propaganda del WWF, che ha pienamente distorto i risultati di uno studio preliminare sulle minacce poste alla foresta, non dai cambiamenti climatici bensì dal taglio del legname.
Questa curiosa saga risale al 1997, quando il protocollo di Kyoto allestì quello che è noto come CDM, vale a dire il Meccanismo sullo Sviluppo Pulito. Questa misura permette alle compagnie basate nei paesi in via di sviluppo che dichiarino di aver ridotto le proprie emissioni di gas serra, di guadagnare miliardi di sterline vendendo le loro quote di emissioni nei paesi sviluppati che siano obbligati dal protocollo di Kyoto a tagliare le proprie emissioni. Nel 2001 i paesi aderenti al procollo hanno raggiunto un accordo in base al quale gli alberi nell'emisfero meridionale possono essere considerati come "depositi di anidride carbonica" a beneficio delle compagnie che emettono CO2 nell'emisfero settentrionale. Nel 2002, dopo una lunga negoziazione col WWF ed altre organizzazioni non governative, il governo brasiliano approntò il progetto Arpa (Aree protette della regione amazzonica), sostenito da circa 80 miliardi di dollari di finanziamento. Di questi, 18 miliardi furono dati al WWF dalla fondazione emaricana Gordon & Betty Moore, 18 miliardi forniti dal governo brasiliano al partnel locale del WWF e 30 miliardi dalla Banca Mondiale.

Lo scopo era di far amministrare aree della foresta pluviale brasiliana dalle organizzazioni non governative, capeggiate dal WWF, per assicurare sia che fossero lasciate intatte oppure gestite in modo "sostenibile". Fra queste la parte più vasta era costituita da 31.000 miglia quadrate situate presso l'inaccessibile frontiera settentrionale del Brasile, metà della quale designata come Parco Nazionale di Tumucumaque, la più vasta riserva naturale del mondo, mentre l'altra metà da sottoporre a sviluppo sostenibile lasciandola fondamentalmente intatta. La zona interessata è talmente fuori mano da non temere minacce da parte di taglialegna, minatori o agricoltori.

Giunti a questo punto, tutto ciò può apparire come appartenente al mono degli ideali. A dispetto dell'accordo internazionale circa il considerare le foreste come "depositi" naturali di anidride carbonica, non esisteva ancora un sistema per tramutare questa CO2 "risparmiata" in merce scambiabile. Nel 2007, comunque, il WWF ed i suoi alleati presso la Banca Mondiale lanciarono la Alleanza Globale sulle Foreste, con un finanziamento iniziale di 250 milioni di dollari da parte della Banca, per lavorare con quella che fu battezzata "deforestazione evitata". Ad una conferenza a Bali, sotto gli auspici della Convenzione sui Cambiamenti Climatici delle Nazioni Unite (UNFCCC), che amministra il CDM (Meccanismo sullo Sviluppo Pulito), fu raggiunto un accordo su uno schema chiamato REDD (Riduzione delle emissioni da deforestazione nei paesi in via di sviluppo). Lanciata in grande stile come "la nuova grande idea per salvare il pianeta da un cambiamento climatico oramai fuori controllo", questà iniziativa istituì un fondo globale per salvare vaste aree di foresta pluviale dalla deforestazione che rappresenta circa un quinto delle emissioni di CO2 di origine antropica.

Ma ancora non esisteva un meccanismo per tramutare tutta questa CO2 "risparmiata" in merce vendibile. Allora il WWF trovò un alleato chiave nel Centro di Ricerca Woods Hole, Massachusetts, da non confondere con il vicino Istituto Oceanografico Woods Hole, un ente scientifico in buona fede.

Nel 2008, con un finanziamento di 7 milioni di dollari da parte della Fondazione Moore e lavorando in partenariato col Progetto Tumucumaque, il Woods Hole se ne uscì con l'idea che mancava: un modo cioè di valutare l'anidride carbonica immagazzinata nelle foreste pluviali protette del Brasile, per fare in modo che questa potesse essere scambiata sotto il meccanismo CDM. Il programma Arpa quindi calcolò in 5.1 miliardi di tonnellate questa anidride carbonica "risparmiata". Basato su una valutazione da parte dell'UNFCCC di 12,50 dollari a tonnellata di CO2, questo permetteva di considerare gli alberi delle aree protette brasiliane aventi un valore di oltre 60 miliardi di dollari. Sostenuto dalla Banca Mondiale, questo progetto fu presentato all'UNFCCC.

Ma vi erano ancora due ostacoli da superare. Il primo era che lo schema doveva essere adottato come parte del REDD dalla Conferenza di Copenhagen 2009, che avrebbe dovuto dare vita ad un nuovo trattato in sostituzione di quello di Kyoto. Questo avrebbe permesso di motetizzare la CO2 brasiliana totto lo schema CDM.

Il secondo era che gli USA avrebbero dovuto adottare lo schema "cap and trade" per imporre un severo limite alle emissioni di CO2 da parte delle industrie americane. Questo avrebbe incrementato il mercato internazionale della CO2, facendo schizzare alle stelle i prezzi non appena le industrie americane si fossero accalcate per comprare i crediti che avrebbero permesso loro di continuare ad emettere la quantità di CO2 necessaria alla loro sopravvivenza.

Per quel che è dato di sapere, però, la storia non è andata secondo quanto previsto. Nella baraonda di Copenhagen a dicembre 2009, tutto ciò che si è potuto salvare delle proposte del REDD è stata una dichiarazione di principio, con l'auspicio di raggiungere un consenso più ampio in Messico a fine 2010. Nella confusione di Copenhagen è andato anche perso il minuscolo intento che avrebbe garantiti i diritti delle popolazioni che vivono nelle foreste pluviali, il cui tenore di vita - con le preoccupazioni di gruppi come Survival International e il Forest Peoples Programme - è stato altrove già seriamente compromesso dagli schemi ispirati dal REDD, come ad esempio in Kenya e Papua Nuova Guinea.

Un'altro evento che ha allarmato il WWF ed i suoi alleati, che stavano sperando di ricavare miliardi di dollari dalle foreste brasiliane, è stata la mancata approvazione del progetto di legge del Senato Usa sul "cap and trade", sponsorizzato dal presidente Obama. Poichè l'Unione Europea ha escluso dal proprio schema di "cap and trade" le foreste pluviali, prendere nella rete gli USA è vitale per le speranze del WWF di trovare "soldi che crescono sugli alberi". Intanto il prezzo dell'anidride carbonica presso la Chicago Climate Exchange è appena piombato al suo minimo storico dio sempre, vale a dire 10 centesimi di dollaro a tonnellata.

Il sogno del WWF è stato ostacolato - ma anche la sola rivelazione che sia parte di una tale disegno può avere una influenza considerevole sulla percezione che il pubblico ha di quella che è la più ricca fra le organizzazioni ambientaliste.

Ulteriori dettagli e informazioni si possono reperire nel sito www.eureferendum.blogspot.com. Il libro 'The Real Global Warming Disaster’ di Christopher Booker e Richard North è pubblicato da Continuum (Costo 16.99 sterline).

Approfondimenti:

lunedì 20 luglio 2009

Principe Filippo (WWF): "se rinascessi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione"


Il Principe Filippo di Edimburgo è diventato famoso soprattutto per le sue dichiarazioni shock: "se rinascessi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione, la crescita dell'uomo è la più grave minaccia per il Pianeta..."
E' uno dei protagonisti dell'ambientalismo più esasperato.

-Per il WWF la crescita della popolazione è sempre stata il problema numero 1.
Beppe Grillo, parlando del Principe Filippo di Edimburgo, Presidente emerito del WWF, ha riportato alcune sue dichiarazioni sconcertanti: "se rinascessi vorrei essere un virus letale per eliminare la sovrappopolazione, la crescita dell'uomo è la più grave minaccia per il Pianeta..."Se il WWF sostiene di essere un'associazione per la conservazione dell'ambiente perchè tanti uomini d'affari nella sua Direzione? Sono tanti i casi scandalosi che caratterizzano la sua storia, ne citiamo due:

1 tre direttori e 7 membri del Consiglio Nazionale del WWF figuravano anche come Direttori in dieci compagnie che comparivano in Toxic 500, l'elenco delle industrie più inquinanti del Paese elencate dal governo americano.

2 Russel Train, cofondatore del WWF, era il Direttore della Union Carbide, nella cui fabbrica di Bhopal successe quel che sappiamo nel 1984 con 4100 morti!

-Sulla scomparsa delle specie: comparando i diversi studi scientifici pare che solo l'0,08% delle specie rischia di scomparire ogni decennio e questo avverrebbe in modo del tutto naturale.

-Nel 1962 Rachel Carson pubblica Silent Spring, il manifesto del movimento ambientalista mondiale. Secondo la Carson l'uso di sostanze chimiche in agricoltura, avrebbe mutazioni sugli insetti e la scomparsa di numerose specie d'uccelli. Da allora delle 40 specie prese in considerazione, 19 presentano una popolazione stabile, 14 sono in crescita e solo 7 in declino.

-Le grandi estinzione delle specie animali sono intervenute quando l'uomo non era presente: Nell'Ordoviciano 450 milioni di anni fa, nel Devoniano, 365 milioni di anni fa, nel Permiano 250 milioni di anni fa, nel Triassico 205 milioni di anni fa, alla fine del Cretaceo, 65 milioni di anni fa, che costò la vita ai dinosauri.

-Vengono rinvenute negli oceani 160 nuove specie ogni anno, tra cui una nuova specie di pesce scorpione. Grazie ad una tecnologia finora mai impiegata sono state scoperte 5580 nuove specie tra animali e piante.

-In Inghilterra nel Tamigi è ricomparso il salmone, che mancava da quasi 150 anni. Ma la notizia più clamorosa arriva dalla regione canadese del Nunavut (che significa la nostra terra): vi ricordate la campagna del WWF per gli orsi bianchi con Licia Colò che si mangiava le caramelle? Il WWF pare non abbia mai fatto sapere dove siano finiti quei fondi: in modo del tutto naturale pare che gli orsi siano cresciuti a tal punto che il Ministro dell'Ambiente ha deciso di aprirne la caccia. A Pubblicarlo è CORRIERE SCIENZA nel Corsera del 27 gennaio 2002.

-Gli animali preferirebbero vivere in città piuttosto che in campagna; è Legambiente a riconoscerlo: cardellini, passeri, merli stanno abbandonando gli alberi fuori porta per colonizzare il verde cittadino; mentre il WWF continua a lamentare la scomparsa delle barriere coralline, ne è stata scoperta un'altra a nord dell'Australia.

-Sui cibi OGM: le nuove piante geneticamente modificate garantiscono una maggiore produttività, con meno concimi chimici e pesticidi, in meno spazio e con meno acqua. Questo significa una maggiore disponibilità di cibo per i paesi in via di sviluppo, una minore deforestazione e la difesa della biodiversità tramite creazione di nuove varietà. Gli ambientalisti li osteggiano perchè vedono un mercato alimentare dominato dalle multinazionali che detengono i diritti sulle piante transgeniche.

-Il problema dell'inquinamento è antichissimo, la presenza di piombo nell'aria è documentata già 6000 anni fa con picchi ai tempi dei romani, tanto è vero che la Professoressa Eva Cantarella, docente di Istituzioni di Diritto Romano all'Università di Milano, considera l'inquinamento da piombo una delle cause dell'estinzione dell'Impero romano.

-Già nel 1285 a Londra Edoardo I era preoccupato per l'inquinamento determinato da un uso di carbone di scarsa qualità. Rispetto al passato oggi l'aria è meno inquinata. Nel rapporto sullo stato dell'ambiente in Lombardia si fa notare un netto miglioramento della qualità dell'aria per gli inquinanti tradizionali ma anche della concentrazione di PM10, PM 2,5 dovuti al logoramento delle parti meccaniche, alla combustione dei motori dei veicoli, alle centrali elettriche, etc: è migliorata la qualità dell'aria perchè c'è una maggiore efficienza nell'uso dell'energia, con uso di depuratori.

-Per favorire l'ambiente è necessario un maggiore sviluppo e non minore, come vorrebbero gli ambientalisti, lo dimostra il fatto che nelle megalopoli dei Paesi in via di sviluppo c'è ancora molto inquinamento (vedi Pechino e Città del Messico).

-L'Italia è il Paese europeo con la più alta percentuale di rifiuti che finiscono in discarica, circa l'80%, con costi ambientali facilmente intuibili, la soluzione più efficiente è quella dei termovalorizzatori, che oggi trattano appena il 9% dei rifiuti, secondo il Direttore del Consorzio Gaia si potrebbe arrivare al 30%. Il panico delle campagne ambientaliste frena questo tipo di sviluppo.

-Per le associazioni ambientaliste il mondo naturale è in guerra con quello degli esseri umani, questo tipo di approccio culturale diffonde grande pessimismo nelle azioni dell'uomo (Cascioli-Gaspari).

-Il principale obiettivo delle critiche delle associazioni ambientaliste è la religione cattolica, accusata di antropocentrismo.L'ideologia ecologista tende ad idolatrare la natura in forme panteiste, politeiste e neopagane: culto dell'albero!

-L'eco-imperialismo fa paura: 2 miliardi di persone vivono senza elettricità e le associazioni ambientaliste si oppongono alla costruzione di dighe e centrali elettriche.

-Il giornalista scientifico islandese Magnus Gudmundsson ha definito Greenpeace come una multinazionale che cerca potere politico e denaro. Lo stesso Direttore di Greenpeace Patrick Moore al Sole 24 ore ha dichiarato che molti attivisti di Greenpeace si servono della retorica ambientalista per portare avanti una lotta di classe. Hestvedt, portavoce di Greenpeace, ha dichiarato che nonostante molte campagne ambientali sia state vinte, si usa sempre la strategia che tutto stia andando in malora.

Report di Alessio Grosso

mercoledì 15 luglio 2009

La BASF, prima industria "sostenibile", fa accordi col WWF, ma poi...


A metà febbraio del 2008 la BASF è stata la prima industria a presentare un bilancio omnicomprensivo per l'Anidride carbonica. I risultati mostravano la possibilità di emettere fino a tre volte meno gas serra. Questo è stato certificato dall'Eco-Istituto di Friburgo (Germania).
http://www.basf.com/group/corporate/en/sustainability/press-releases/newsletter/archive/july-2008

Sempre nel 2008 la BASF ha costituito una partnership col WWF, Peter Vetter e l'istituto di analisi U.I.S. per un progetto dal titolo "Best Alliance" per la "produzione sostenibile" di frutta e verdura nella zona di Huelva in Spagna.

Ora in Italia succede questo.

Nell'aprile del 2004 è stata segnalata la prima comparsa a livello europeo del Punteruolo acquatico del riso Lissorhoptrus oryzophilus "Rice Water Weevil", in alcune zone della Lombardia in vicinanza al confine piemontese (Abbiategrasso – Vigevano).

Poiché sussistono fondate ragioni per temere che questo insetto possa diventare una grave avversità del riso come è accaduto in numerosi altri paesi extraeuropei, oltre ad intensificare il monitoraggio, il Settore fitosanitario regionale del Piemonte all'inizio del 2007 ha commissionato all'Ente Nazionale Risi uno specifico progetto di ricerca triennale finalizzato all'elaborazione di strategie integrate di controllo. Ma in Italia nessun formulato è registrato per il controllo del Punteruolo del riso. Esiste un piretroide registrato per la risaia, il Contest, ritenuto efficace contro gli afidi. Questo prodotto ha ottenuto l’estensione provvisoria eccezionale sul controllo del punteruolo. L’estensione è valida per 120 giorni, a partire dal 31 Marzo 2009 fino al 28 Luglio 2009 ed è stata ottenuta grazie alle richieste inviate al Ministero della Salute e delle Politiche Agricole da parte dell’Ente Nazionale Risi con il supporto dei Servizi Fitosanitari della Regione Lombardia e Piemonte, legate all’oggettiva mancanza di soluzioni ad oggi utilizzabili per controllare questo insetto.

Secondo il WWF Italia, tale prodotto "uccide tutte le forme di vita acquatiche che incontra, inclusi pesci, anfibi (larve e adulti di specie acquatiche) e gli invertebrati acquatici. Tra Piemonte e Lombardia si stimano oltre 200.000 ettari di risaie, il che significa una strage biologica di proporzioni enormi causata da un prodotto che è dichiarato altamente tossico per gli organismi acquatici, può provocare a lungo termine effetti negativi per l'ambiente acquatico. Il WWF Italia ha conseguentemente inviato il 6 luglio una segnalazione alla Commissione Europea con la richiesta di apertura di procedura di infrazione contro l’Italia per la violazione delle Direttive 1979/409/CEE ("Direttiva Uccelli"), 1992/43/CEE ("Direttiva Habitat"), 2000/60/CE ("Direttiva Acque") e 2006/118/CE ("Direttiva Acque sotterranee).

Stranamente però nel sito del WWF si "occulta" che il Contest è un prodotto della BASF.
Ma come, stiamo parlando di un prodotto "pericolosissimo" e non vogliamo dire chi lo produce ? Quando il Wwf fa accordi di partnership con una ditta industriale "sostenibile", non si informa prima se questa ditta produce insetticidi "pericolosissimi" ?

martedì 7 ottobre 2008

Il mondo senza di loro


Chiedo scusa in anticipo ai lettori di Climate Monitor, oggi uscirò decisamente fuori tema. O forse no, visto che quanto sto per raccontarvi è legato a doppio filo con i temi che tanto ci stanno a cuore e che affrontiamo sempre su queste pagine.

La specie animale più popolosa possiede suo malgrado capacità di gran lunga superiori a tutti gli abitanti di questo pianeta. Tra queste la più clamorosa è certamente l’abilità nel farsi del male da soli. L’anno scorso è uscito un libro del quale ho intercettato la recensione sul sito Le Scienze, del gruppo editoriale L’Espresso. Il titolo del libro è Il Mondo senza di noi, scritto da Alan Weisman, un famoso autore e giornalista nordamericano, nonchè professore di giornalismo e studi latino americani presso l’Università dellArizona. Tanto nelle pagine del sito ufficiale, quanto nelle numerose recensioni disponibili in rete, il libro è definito una non-fiction, un esperimento di pensiero su quella che potrebbe essere l’aspetto del mondo in assenza del genere umano, ovvero della sua estinzione.

Un percorso interessante attraverso quello che abbiamo creato e che spesso crediamo possa durare in eterno, mentre, alla prova del tempo e senza la cura che normalmente gli dedichiamo, sarebbe presto distrutto, eliminato e riassorbito dall’ecosistema. Probabilmente soltanto alcune cose resisterebbero più a lungo, tra queste purtroppo, come sottolinea l’autore, i miliardi di tonnellate di polimeri con cui abbiamo invaso mari e terre emerse. Il libro invita ad una riflessione stimolante, ma, purtroppo, lo fa per uno scopo assolutamente non condivisibile.

Innanzi tutto si pone l’obbiettivo di approfondire ancora di più il solco che molti credono separi gli esseri umani dal contesto che li accoglie e che li ha generati. Il concetto strisciante che la Natura e l’uomo siano due cose separate e che questo sia a tutti gli effetti un intruso, è alla base di una ideologia distorta e distruttiva, attraverso la quale difficilmente si potrà mai recuperare il rapporto con l’ambiente che ci circonda. E tutto questo malgrado, paradossalmente, questo sia il credo ideologico che anima molti ambientalisti o pseudo tali.

Peggio ancora la conclusione e la soluzione individuate. Siamo troppi ed occorre impegnarsi nel controllo delle nascite. A nulla sono serviti gli insegnamenti della disastrosa applicazione di questo concetto nei paesi dell’est asiatico, dove è stata creata per legge una popolazione di soli uomini, perchè potendo avere un solo figlio, tutti preferivano che fosse maschio. Lavora, produce e, soprattutto non si riproduce. A nulla serve l’esperienza acquisita negli anni del massimo sviluppo dell’occidente. La crescita demografica rallenta di pari passo con il miglioramento della qualità della vita, non accade il contrario. Soltanto a metà del secolo scorso anche nel nostro paese si facevano molti figli, ma non perchè non esistesse la televisione, quanto perchè molti non sopravvivevano abbastanza a lungo da garantire il sostegno ai loro genitori, quando questi avessero esaurito la loro capacità produttiva. E così oggi nei paesi in via di sviluppo, uno sviluppo che questi signori vorrebbero tanto impedire. Non una delle catastrofiche previsioni sul boom demografico si è avverata, le risorse disponibili, se ben impiegate sono sufficienti per tutti gli uomini e le donne di questo pianeta, e anche per quelli che verranno. Dove sembra che queste scarseggino, mancano più che altro i soldi per comprarsele. E con un cinismo ed una ipocrisia da far spavento, si auspica di eliminare il problema alla radice, semplicemente riducendo il numero dei potenziali consumatori. Possibile che a nessuno sia mai venuto in mente che questi lodevoli propositi sono nati tutti in seno alla cultura occidentale, all’unico scopo di garantirsi la sopravvivenza?

La storia è vecchia ed è iniziata la bellezza di duecento anni fa, proprio quando è iniziata l’era industriale e qualcuno si è reso conto che il vantaggio acquisito andava mantenuto a tutti i costi. L’autore del libro si chiede come sarebbe il mondo senza di noi, la mia curiosità è piuttosto un’altra. Come sarebbe stato e come sarebbe ora il mondo senza di loro?

Un mondo senza Thomas Robert Malthus, che “consigliava” di favorire condizioni di vita bestiali nei grandi centri urbani, perchè le malattie che si sarebbero diffuse avrebbero rallentato la crescita della popolazione e l’avrebbero al contempo selezionata. Un mondo senza le idologie autoritarie che hanno dilaniato con diverso colore ma pari intenti il secolo scorso, fondandosi tutte su questi pazzi principi. Un mondo senza il Principe Filippo di Edimburgo, ex presidente del WWF internazionale, che ha ufficialmente dichiarato: “se mi dovessi reincarnare vorrei essere un virus letale, per eliminare la sovrappopolazione” (sarà per questo che se cerco su google le parole “crescita demografica”, il link in cima alla lista è quello del WWF, provare per credere). Un mondo senza l’eugenetica, con la quale hanno flirtato a lungo molti stimati statisti del secolo scorso. Un mondo senza il Club di Roma ed i suoi seguaci, una pseudo organizzazione elitaria che ha pubblicato nel 1972 uno dei libri più venduti del secolo, il Rapporto sui limiti dello sviluppo, terrorizzando il mondo senza che una sola delle catastrofiche previsioni in esso contenute abbia trovato la benchè minima conferma. Un mondo senza le previsioni di James Lovelock che nel 2006, dalle pagine del Guardian, stimava che per il 2100 l’80% della popolazione mondiale sarà spazzata via a causa del global warming, quando la Terra finalmente si libererà di noi (e lo pubblicano pure!). Un mondo senza l’associazione Voluntary Human Extinction, che va predicando l’estinzione in massa del genere umano, per consentire alla biosfera di tornare in buona salute. Un mondo senza l’editoriale del Corriere della Sera, in cui tra l’Alitalia e la crisi dei rapporti USA-Russia, l’autore indica come altro esempio di scomparsa del buon senso l’aver consentito una “dissennata crescita della popolazione”; lo stesso quotidiano che l’anno scorso ha pubblicato un articolo di Niall Ferguson dal titolo “La bistecca dà ragione a Malthus“.

Perdonatemi lo sfogo, ed abbiate ancora un pò di pazienza, non ho ancora finito.Su queste pagine e, più in generale nell’atteggiamento che cerco di mantenere, non posso evitare di garantire diritto di cittadinanza a tutte le opinioni. Piena applicazione della libertà di espressione, per cui, nel rispetto di quanto proposto da questo libro, avanzerei anche io una proposta. Gli uomini devono diminuire di numero? Bene, quelli che la pensano così sono un bel po’, che diano il buon esempio, cominceremo subito a stare più larghi e, soprattutto, più tranquilli.

giovedì 18 settembre 2008

Il WWF spamma


Stamattina mi arriva in casella una mail non autorizzata e non gradita da parte del WWF Italia che, mediante immagini apocalittiche e usando le solite argomentazioni alla Al Gore, tipo"anidride carbonica in aumento, sconvolgimenti climatici e surriscaldamento globale" mi invita a cliccare un bottone e così dar seguito ad una donazione per "salvare la foresta amazzonica". In realtà credo che più che un "piccolo contributo in più di solo 2 euro," col quale "potrai scegliere tra tanti wallpaper e suonerie della foresta amazzonica da scaricare", il Wwf sia interessato più che altro a diffondere il verbo algoriano di stampo neo-malthusiano ed eugenetico nonchè razzista sul cosiddetto riscaldamento globale. Abbiamo già avuto modo di scrivere in passato (qui il post: Il Wwf, le sue origini, chi lo finanzia e i suoi veri scopi), quali siano i veri intendimenti del Wwf, in Italia saldamente collegato alla sezione italaliana del Club di Roma, cioè la Fondazione Aurelio Peccei, presieduta da Roberto Peccei, il quale dirige in America il più grande centro dove si pratica la vivisezione. Il Wwf mi informa altresì che ha accesso ad una banca dati di indirizzi email "messi a disposizione dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca attraverso i propri Centri Servizi Amministrativi", che mantiene "liste interne autorizzate dell'Associazione" e che " il trattamento dei dati sarà improntato ai principi di correttezza, liceità e trasparenza ed esclusivamente per finalità associative." Essendo queste finalità non ancora chiare al grande pubblico, abbiamo la speranza perciò di contribuire alla loro divulgazione.

giovedì 11 settembre 2008

La favola dell'orso e dei pinguini flatulenti



Sul blog Gore Lied (Al Gore ha mentito), viene mostrato un grafico aggiornato circa le temperature medie mensili della Terra elaborate dal Dr. Spencer. Da quando è uscito il film di Al Gore "Una scomoda verità" (26 gennaio 2006), che illustrava l'aumento delle temperature terrestri presente e futuro, queste temperature sono invece scese in totale di 0.612 gradi Farenheit. Il sito definisce la diminuzione della temperatura media terrestre dopo l'uscita del film col termine "Effetto Al Gore". Non dobbiamo dimenticare che sia Al Gore che l'IPCC non avevano previsto un arresto dell'effetto antropogenico sul cosiddetto riscaldamento globale, al contrario avevano prospettato un suo continuo aumento in conseguenza delle emissioni di CO2. Bene: le emissioni di CO2 stanno ancora aumentando, ma la temperatura diminuisce. Cosa possono fare i seguaci del dogma serrista per impedire alla gente di conoscere queste informazioni che a loro danno molto fastidio ? Semplice, inventare la "favola dell'orso", che consiste nel raccontare cioè di poveri orsi polari che stanno andando alla deriva su ghiacci che si sciolgono e quindi destinati a morire nel mare sconfinato dell'ormai "ex" Polo Nord dove si aprirebbero così passagi a Nord-Ovest, a Nord-Est e chi più ne ha più ne metta. La velina ha fatto il giro del mondo, è rimbalzata alla TV e sui principali giornali ed è stata raccolta, come sempre, da molti blog. La trovate ad esempio qui. Ma è proprio vero che il ghiaccio al Polo Nord sta sparendo ? Sentiamo Carlo Colarieti Tosti dal blog Climate Monitor:

Nei giorni scorsi si è sentito il solito squillo di tromba per l’ormai semi scomparso pack artico. Il Requiem, accompagnato per l’occasione dalla polifonica, è stato celebrato con l’annuncio del raddoppio della catastrofe già ampiamente proclamata lo scorso settembre. Ovvero dal passaggio a nordovest dello scorso anno si è passati all’aggiunta di quello a nordest di quest’anno.
E già, anche il pack deve fare i conti con il consumismo mediatico giocando dopo appena un anno al raddoppio catastrofistico altrimenti si corre il rischio che non interessi più a nessuno. Ma come sono in realtà le cose?Prima di tutto non sappiamo quante volte nella storia l’artico abbia sofferto in "sopravvivenza" ma questo forse interessa poco, quello invece che è più importante è stabilire quanto l’estate artica abbia influito, dopo il terribile 2007, alla tenuta del pack. Guardando con attenzione le immagini allegate del polo nord, possiamo confrontarle con quanto i satelliti avevano immortalato lo scorso anno nello stesso periodo.Salta immediatamente all’occhio come l’estensione rispetto allo scorso anno sia cresciuta, per lo stesso mese dell’anno, di 700mila Kmq che corrisponde a circa il 12% di aumento, sarebbe meglio dire di recupero visto il minimo storico dell’anno precedente.
Inoltre sembrerebbe che il passaggio a nordovest, rispetto allo scorso anno, sia piuttosto precario e non credo facilmente navigabile da una qualsiasi nave mercantile o da crociera. Quello a nordest, invece, sembra più un sogno che una realtà. Che l’artico sia in netta difficoltà è cosa nota ma che stia lì lì per tirare le cuoia è una fantasia estiva. Dando credito alle notizie circolanti se fossi un Orso polare mi darei da fare a cercare un’altra casa, ma visto la storia dei mutui non vorrei passare dal ghiacciolo sicuro ad una granita sotto al Sole.
Carlo Colarieti Tosti
Ecco smontate perciò le "favole" dell'aumento (costante) delle temperature terrestri, dello scioglimento (costante) dei ghiacci artici, dell'estinzione degli Orsi polari (che stanno in ottima salute, sono in continuo aumento ed hanno da temere unicamente il loro unico predatore: l'uomo cacciatore - ne conosciamo uno, Re Juan Carlos di Spagna, cacciatore di Orsi sbronzi nonchè finanziatore del Wwf, come potete leggere qui). Ma allora, da qualche parte il ghiaccio si starà sciogliendo. Si, ad esempio nei ghiaccai alpini. Ma non al Polo Sud, dove l'estensione dei ghiacciai marini è aumentata costantemente fino ad un 10% in circa 30 anni, come potete leggere qui. Ma di nuovo entra in scena la disinformazione vestita da spot pubblicitario: quello della Vigorsol, dove si vedono dei poveri pinguini che sono costretti a suon di scoregge a tentare di far congelare i ghiacci che si stanno sciogliendo sotto i loro piedi. Inutile aggiungere che lo spot pubblicitario è sponsorizzato dal Wwf nell'ambito delle campagne per sconfiggere il Riscaldamento Globale (che non c'è). Peccato che però i pinguini vivano solo nell'emisfero sud e siano concentrati soprattutto attorno all'Antartide, dove i ghiacci non si stanno sciogliendo almeno da circa 30 anni.

lunedì 4 agosto 2008

Il WWF, le sue origini, chi lo finanzia e i suoi veri scopi

Nel 1948 Sir Julian Huxley, un famoso biologo, istituì l’IUCN (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura e delle Risorse Naturali). L’IUCN ha sempre avuto relazioni molto strette con il Foreign Office inglese. Per tutta la vita Huxley ha lavorato su progetti di conservazione della natura. Nel 1960, fece un viaggio attraverso le Colonie Inglesi che stavano per ottenere l’indipendenza. Il suo ruolo fu quello di accertarsi che il governo inglese fosse in grado di mantenere le grinfie nella gestione delle Riserve naturali situate nei paesi del Commonwealth, cosa che avviene ancora oggi. Talvolta fu in grado di convincere i nuovi leaders africani che ogni loro cittadino era un bracconiere potenziale. La Gran Bretagna si è sempre preoccupata di ottenere illimitatamente le materie prime dai paesi del Commonwealth. E’ da notare che l’IUCN ha tuttora nel suo nome le parole “risorse naturali”. L’Avvocato olandese J. Wilgers affermò che l’IUCN fosse una estensione degli uffici governativi e dei pubblici settori della Gran Bretagna, perché alla fine è li che si trovano i veri beneficiari delle sue attività. Un anno dopo il viaggio, l’11 settembre 1961 (40 anni esatti prima dell’attentato alle torri gemelle), lo stesso Julian Huxley fondò ufficialmente il WWF, insieme al principe Bernardo d’Olanda e al Principe Filippo di Edinburgo, con il solo scopo di raccogliere fondi per l’IUCN. In realtà dopo la nascita del WWF l’IUCN passò in secondo piano, ed a 30 anni dalla sua fondazione, il WWF controllava il 10% della superficie mondiale. Ad esempio, controlla il 40% della Tanzania. All’inizio degli anni ‘70 fu istituito, sempre dal Principe Filippo e da Bernardo d’Olanda, un club che ha lo scopo di generare fondi per il funzionamento del WWF. Tale club prese il nome di Club 1001. Nel 1974 fu fatto appello a tutti i membri affinché versassero una quota una tantum di 10.000 dollari, una specie di iscrizione a vita. Da allora in poi le informazioni disponibili sulla vita e sul funzionamento del club sono molto scarse. Nel 1980, la rivista Private Eye pubblicò un articolo in cui campeggiava la domanda “cosa ottengono i membri del club 1001 in cambio della loro quota di iscrizione oltre al privilegio di poter cenare col Principe Bernardo o col Duca di Edinburgo ?” Questa è l’unico riferimento che testimonia che il Club 1001 organizza i suoi meeting. Una cosa certa è comunque che ancora nel 1996 il Club reclutava nuovi membri. Sul sito di Buttonboss si poteva leggere: “Buttonboss ha celebrato il suo 20° compleanno e, una volta ancora il Principe Bernando ci ha onorato della sua presenza partecipando allo spettacolare party celebrativo che si è tenuto a Twente (Olanda). E’ stato in questa occasione che egli, a nome dei membri del comitato ristretto del Club, ha offerto a Henk Brusse l’iscrizione al Club 1001, per partecipare al quale doveva comunque dare un contributo. Il club comprende 1001 buoni amici del Principe Bernardo, tutti contribuenti per sostenere le attività del WWF". Nel 2005 la sezione olandese del WWF confermava che i meeting del Club 1001 si tenevano ancora, ad esempio in quell’anno si era tenuto un Panda Ball nel Principato di Monaco e una cena a Barcellona. Da notare che le varie sezioni nazionali del WWF, appositamente interpellate, hanno mostrato scarso interesse a rispondere a domande sull’attività del Club 1001. Comunque fonti ufficiali WWF hanno confermato che la quota vitalizia di iscrizione al Club era salita a 25.000 dollari nel 2005. Con tale quota i membri del Club usufruiscono di escursioni naturalistiche ed eventi organizzati dal WWF Internazionale. Le informazioni fornite dal WWF Internazionale permettono di speculare sulle entrate annuali del Club. Se il Club ha circa 1000 soci di 45-50 anni, si può ipotizzare un tasso di mortalità di circa 20 persone all’anno, che significa un ammontare di quote di iscrizione di 500.000 dollari annui. Ma quali sono gli intendimenti delle persone che partecipano ai meeting ? Eccoli, secondo il sopraccitato articolo di Private Eye. “La risposta risiede nel fatto che il WWF Internazionale, per le cause della conservazione, deve sempre di più stringere accordi coi ministri economici e dell’ambiente dei paesi del Terzo Mondo che controllano importanti mercati e risorse di cui gli industriali hanno disperato bisogno. Sotto l’egida del WWF, gli uomini d’affari possono informalmente incontrare politici che condividono le loro vedute in base alle quali ciò che è buono per gli affari è buono anche per i conti bancari”. Secondo l’Avvocato olandese J. Wilgers, in definitiva l’IUCN ed il WWF, "sono stati creati come strutture del il neo-colonialismo inglese".

Alcune attività dei fondatori del WWF e dei soci del Club 1001

In questa foto scattata il 26 gennaio 1961 compaiono, da sinistra a destra: il Principe Filippo, Duca di Edimburgo, il Principe Jagat-Singh (col piede sulla testa della tigre), il Maragià di Jaipur, la Regina Elisabetta e la Maharani di Jaipur. La tigre era stata abbattuta dal Principe Filippo durante una battuta di caccia alla tigre con l’elefante. La pelle della tigre fu poi spedita e conservata al Castello di Windsor. Il Principe Filippo fondò qualche mese dopo il WWF, di cui ne divenne il primo presidente per cedere poi la carica a Bernardo d'Olanda: c’è da pensare che ad una persona così stesse a cuore la conservazione della natura ?
Pure al secondo presidente del WWF, il Principe Bernardo d'Olanda, la natura andava "un po' stretta". Infatti, Dario Paccino, nel suo "L'imbroglio ecologico" (Einaudi, 1972) riporta la seguente notizia: "Il Presidente del WWF, Principe Bernardo d'Olanda, nel marzo del 1970, insieme con altri "Vip" (il marchese Edilio Raggio, l'armatore greco Niarkos -ex cognato di Onassis -, l'attore Walter Chiari ed il torero Dominguin) fu denunciato alla magistratura dalla sezione cacciatori di Novi Ligure (Alessandria) per essere andato a caccia di frodo su terreno coperto da neve, sul quale normalmente la caccia è proibita, essendo ridotte le possibilità della selvaggina di cercare scampo con la fuga".

Vediamo ora qualche "supporter" del WWF. Il Club di Roma fu fondato dal socio del Club 1001 Alexander King e dal n° 2 della Fiat, Aurelio Peccei. Il presidente della Fiat, Gianni Agnelli, era socio del Club 1001. Il Re di Spagna Juan Carlos, anch’esso finanziatore del WWF in quanto membro del Club 1001 è noto per essere un cacciatore senza scrupoli, che non si cura dell’età degli animali che abbatte o se si tratta di femmine gravide. Ad esempio, il 10 ottobre 2004 in una battuta di caccia in Romania Juan Carlos uccise 9 orsi, un lupo ed tre cinghiali.

Non solo, in seguito anche un orso domestico, di indole mansueta, è stato catturato, impacchettato e portato in una riserva dove, dopo essere stato ubriacato da un mix di miele e vodka, è stato abbattuto dal re Juan Carlos. E' avvenuto in Russia ad agosto 2006. Da ricordare che Juan Carlos si reca sovente a caccia anche in Italia, ed esattamente in Valle Dragoiesolo, Venezia (ad esempio il 25 settembre 2003 e nel 2005).

Per avere un quadro più dettagliato sui membri noti del Club 1001 e sulle attività poco note del WWF in Africa, vi consigliamo la visita di questo sito, da cui sono tratte molte delle informazioni contenute in questo post.

giovedì 17 luglio 2008

Il figlio di Aurelio Peccei dirige il più grande centro di vivisezione del mondo

Qual è uno dei più importanti centri al mondo dove si pratica la vivisezione ? E’ la Università della California – Los Angeles, meglio nota come UCLA. Il Vice Rettore per la ricerca presso la UCLA è, dal 2000, Roberto Peccei.

Roberto D. Peccei, figlio di Aurelio, è nato in Italia, compì i suoi studi in Argentina per poi trasferirsi negli Stati Uniti nel 1958 dove proseguì gli studi di fisica, laureandosi ed ottenendo il dottorato nel 1969. Nel 1978 ritornò in Europa come membro dello staff del Max Planck Institute di Monaco di Baviera. Quindi ritornò negli Stati Uniti nel 1989 alla facoltà del Dipartimento di Fisica della Università della UCLA, dove, dal 2000 è Vice Rettore per le ricerche. E' membro del Club di Roma e presidente della Fondazione Aurelio Peccei.

Alla UCLA quest’anno almeno 2000 membri del personale sono stati autorizzati a lavorare con animali da laboratorio, inclusi circa 450 ricercatori principali. La UCLA è quindi uno dei più grossi centri di vivisezione del mondo. Chiaro che gli attivisti per i diritti degli animali, molto ben organizzati in America e soprattutto in California, hanno cominciato a protestare contro le attività di vivisezione praticate alla UCLA. Per tentare di smorzare i toni, nel novembre 2004, Roberto Peccei, dirigente delle ricerche, diramò un messaggio circa le responsabilità collettive di facoltà, staff e amministrazione per la condotta etica di ricerche sugli animali e sulle persone.


Nonostante questo, nel settembre 2006, Michael Budkie, capo di una organizzazione nonprofit chiamata Stop Animal Exploitation Now!, ha dichiarato che il fine delle ricerche della UCLA sugli animali è di arricchire i ricercatori attraverso la raccolta di finanziamenti “Questa non è scienza. Questa non è ricerca. E solo un modo di portare denaro all’Università”. Budkie ha affermato “La UCLA è una istituzione di alta tortura.” Nei documenti forniti da Budkie, sono indicati gli edifici sedi delle ricerche e i nomi dei ricercatori. Vi sono inoltre descrizioni dettagliate di procedure utilizzate sugli animali – sotto anestesia – che si concludono con la morte degli animali. Un documento descrive nei particolari come i primati vengano utilizzati clinicamente e monitorati per il dolore. “Dopo l’anestesia la testa viene inserita in un marchingegno appositamente designato per esperimenti visuali. Una piccola craniotomia è eseguita sopra la regione del cervello interessata ed alcuni elettrodi vengono applicati al cranio. Se occorre le pupille dell’animale vengono dilatate e dotate di lenti a contatto sperimentali. Alla scimmia viene inoculato anche un agente paralizzante ed è continuamente monitorata fisiologicamente. Alla fine dell’esperimento, mentre è ancora anestetizzato, per sopprimere l’animale viene inoculata una overdose di penthotal sodico in accordo con le direttive dell’American Veterinary Medical Association.
Nell’ottobre del 2006, l’Animal Liberation Front (ALF) di Los Angeles ha emesso un comunicato in cui si spiegava come attivisti fossero affluiti al Parco Sepulveda per una manifestazione in occasione della Settimana Nazionale per la Liberazione dei Primati (7-15 ottobre). Al primo posto nell'agenda dei dimostranti vi era il Rettore della UCLA Norman Abrams, che, secondo gli attivisti, “difende, supporta, supervisiona e condona i fraudolenti esperimenti sui primati. Il Rettore Abrams, non mostra nessun pentimento nel condurre esso stesso torture ed uccisioni. Con la sua benedizione i vivisettori paralizzano scimmie per 120 ore, impiantano bobine nei loro occhi, le privano di cibo ed acqua e le rendono assuefatte al crystal meth, una droga che ha una serie di altri nomi: tina, glass, ice, ecstasy thai. Il crystal è una metanfetamina, una variante più potente delle anfetamine, che si trova in forma di cristalli, simili al sale da cucina.”. Pochi giorni dopo la dimostrazione, l'UCLA incaricò Roberto Peccei di incontrare un gruppo di attivisti dei diritti degli animali che protestavano contro le ricerche biomediche. Chris De Rose, presidente di Last Chance for Animals dichiarò in seguito che Roberto Peccei chiese di denunciare gli attivisti più violenti ed estremisti, e che in cambio l'Università avrebbe considerato l'organizzazione di ulteriori incontri con gli attivisti. Peccei ottenne da De Rose un netto rifiuto.
A seguito del peggioramento dei rapporti con gli animalisti, nell'agosto del 2007 Roberto Peccei annunciò che l'Università non avrebbe più resi pubblici i documenti relativi alle proprie ricerche. Comunque, nel febbraio del 2008 trapelarono le indiscrezioni su di un nuovo programma di ricerca. Si dovevano trovare decine di quattordicenni fumatori e studiare il loro cervello con sofisticate tecniche di scansione. Inoltre, si doveva far assumere alle scimmie Cercopiteco verde (Chlorocebus pygerythrus) nicotina liquida e poi sopprimerne almeno sei per esaminarne il cervello. Il tutto con un finanziamento di 6 milioni di dollari dalla Philip Morris. Alla UCLA un team di ricercatori, guidati dalla professoressa Edythe London sta infatti seguendo uno studio triennale sulle assuefazioni. Per ora i ricercatori hanno dovuto rendersi conto che questo tipo di ricerca è fra i più contestati. Infatti, ancor prima di reperire il primo teenager per la ricerca, la London ha dovuto pagare un alto prezzo. Nell'ottobre 2007, alcuni animalisti sono piombati a casa sua, causando oltre 20.000 dollari di danni. E di nuovo hanno colpito nel febbraio 2008, depositando un ordigno incendiario che durante la notte ha carbonizzato il suo portone. Gli animalisti hanno accusato la London di usare nei suoi studi "procedimenti sadici" e di "torturare animali non-umani fino a farli morire". Contemporaneamente il ruolo della Philip Morris è stato oggetto di dure critiche da parte di attivisti anti-tabacco. Questi dubitano che la casa produttrice di sigarette voglia aiutare la gente a smettere di fumare e si domandano invece se lo studio sui cervelli dei minorenni e sulle scimmie non possa aiutare la Philip Morris a produrre un tipo di sigarette che dia maggior assuefazione.
"E' stupefacente che ai giorni nostri una università voglio secretare ricerche per l'industria del tabacco sul cervello degli adolescenti", ha detto Matt Meyers della Campagna per i ragazzi liberi dal fumo di Washington. "Sorgono domande fondamentali circa l'integrità, l'onestà e l'apertura dei ricercatori dell'Università della California". Roberto Peccei ha replicato che le motivazioni della Philip Morris sono "irrilevanti". Ha detto infatti: "Non ho idea del perchè la Philip Morris abbia deciso di finanziare questa ricerca. L'intenzione dei finanziatori è irrilevante se da parte nostra la ricerca è svolta sotto gli auspici delle migliori intenzioni". Ma i critici dicono che la UCLA permette alla Philip Morris di sponsorizzare ricerche sugli adolescenti che avrebbero fatto scalpore se la compagnia le avesse condotte nei propri laboratori.
Nell’aprile del 2008 si è avuta una escalation di minacce e proteste da parte degli animalisti, che hanno preso di mira professori e ricercatori della facoltà di scienze dell’UCLA a causa dei loro esperimenti sugli animali. Ora la direzione dell'Università chiede un'ordinanza del tribunale per fermare tutto ciò.
Infatti, Roberto Peccei a nome della UCLA è stato ricevuto in udienza dai legislatori per descrivere in dettaglio la natura delle campagne intimidatorie. Sebbene Roberto Peccei dichiari di non essere direttamente coinvolto nelle ricerche sugli animali, è stato comunque preso di mira perchè di queste ricerche è supervisore. Gli attacchi sono iniziati quando il suo indirizzo di casa ed il suo numero di telefono sono stati pubblicati su un sito web degli attivisti nel 2006. "Terroristi mascherati sono venuti a casa mia ed hanno urlato minacce ed oscenità a me e a mia moglie", egli ha dichiarato. Nel tempo ci sono state ulteriori visite e le intimidazioni sono aumentate. "Hanno battuto violentemente alla mia porta, sono entrati nella mia proprietà, disturbato i miei vicini e minacciato la mia famiglia. In una visita il 3 di Luglio del 2007 hanno detto 'Roberto Peccei, non sarai mai più al sicuro!.

Roberto Peccei è spesso in Italia, dove frequenta esponenti del Wwf, come in occasione di iniziative per commemorare il padre Aurelio, vedi ad esempio la recente due giorni per il centenario della sua nascita, dove ha dichiarato:

«Il dibattito di questi giorni ha messo in evidenza come sia necessario stimolare il cambiamento dei valori e dei comportamenti per ridurre le minacce crescenti per l'Umanità e i sistemi naturali che la sostengono. L'insieme delle proposte troverà la sua sintesi in “Un nuovo percorso per lo sviluppo mondiale”, che sarà pubblicato a breve».


Non c’è che dire, c’è chi predica bene ma razzola male, molto male…

Trovate i video e le registrazioni sonore degli interventi di Roberto Peccei in Italia nel sito di Radio Radicale.

mercoledì 16 luglio 2008

Club di Roma, Rifondazione dell'Ordine Internazionale ed Euro

Ricorrendo quest'anno i 100 anni della nascita di Aurelio Peccei, fondatore nel 1968 del Club di Roma, proponiamo due tesi contrapposte sul ruolo effettivo di questo sodalizio. Iniziamo con la “tesi” sostenuta dall’”ortodosso” Gianfranco Bologna, da molti, moltissimi anni notabile della sezione italiana del WWF nel suo “Manuale della sostenibilità” (Edizioni Ambiente, 2008)

“Nell’’aprile del 1968, (…) Aurelio Peccei, economista e dirigente industriale, riunisce a Roma presso l’Accademia dei Lincei una trentina di studiosi di tutto il mondo. L’obiettivo è quello di dar vita a una sorta di think-tank informale, libero e indipendente, dedicato a stimolare il dibattito sulle complesse dinamiche e sulle interconnessioni esistenti tra i sistemi naturali e i sistemi sociali, tecnologici ed economici creati dalla nostra specie e sulle loro prospettive di evoluzione futura. In seguito a questo meeting Peccei (…) fonda il Club di Roma. (…)

Da notare che questa tesi “ufficiale” è anche quella di Wikipedia e dell’ambientalista della prima ora Giorgio Nebbia.

L’antitesi è sostenuta invece da vari autori: Gary Allen, John Coleman e, in Italia, Orio Nardi.

“Il Club di Roma è una organizzazione di industriali, banchieri e scienziati di 25 paesi. Fu creato presso la Villa Serbelloni di Bellagio, della Fondazione Rockefeller. Il Club di Roma ha sempre ricevuto ampia rilevanza sulla stampa controllata dal potere mondialista. Ecco ad esempio come la rivista Time riportò negli anni settanta un ritratto preso dalle “previsioni” del Club di Roma: “Le fornaci di Pittsburg sono fredde, così come le catene di montaggio di Detroit. A Los Angeles, pochi magri sopravvissuti ad una epidemia disperatamente coltivano lembi di terra in pieno centro e attorno agli edifici sperando di racimolare un raccolto di sussistenza. Gli uffici di Londra sono bui, i suoi dock sono deserti. In una fattoria dell’Ucraina i trattori abbandonati arrugginiscono fra i campi: non c’è più carburante per farli funzionare. Le acque del Reno, del Nilo e del Fiume Giallo trasudano miasmi a causa dell’inquinamento.” Gli Insiders che dirigono lo show sanno che il solo modo di raggiungere la resa attraverso il consenso è di creare allarmismi e paure nei cittadini affinchè accettino i loro piani. Prima di continuare, comunque, sentiamo il dovere morale di assicurare che, a dispetto degli hurrà dei cori dei media controllati dal CFR, lo studio del Club di Roma sponsorizzato dai Rockefeller dal titolo “I limiti dello sviluppo” era (ed è) considerato assurdo da demografi informati. Wilfred Beckerman, professore emerito di economia politica presso l’Università di Londra, ad esempio, definì il libro “uno sfacciato esempio di sfrontatezza” (che rappresenta il linguaggio più crudo normalmente esibito da un gentiluomo inglese).” (Gary Allen, The Rockefeller File, 1976)

"Aurelio Peccei apparteneva alla massoneria e faceva parte del Comitato dei 300 (Il Comitato fu fondato dalla Nobiltà nel 1729 per occuparsi dell'attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell'oppio indiano. E' controllato dalla Corona britannica. Comprende l'intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali. Si tratta di trecento famiglie che, generazione dopo generazione, governano il mondo sotto la supervisione di gruppi più piccoli). Una volta Aurelio Peccei confessò al suo amico Alexander Haig (Commissione Trilaterale) di sentirsi "un Adam Weishaupt incarnato" (Weishaupt fu l'uomo che ispirò i moderni Illuminati; (John Coleman, Conspirators’s Hierarchy: The Story of the Committee of 300, America West Publishers, 1992)

“A proposito dei Limiti dello sviluppo, Aurelio Peccei in seguito ammise che il computer utilizzato per elaborare i loro dati e per formulare le loro tesi era stato programmato a produrre il risultato desiderato. Disse che ciò era stato fatto perchè le nazioni avevano bisogno di una "schockterapia" se si voleva far loro accettare il controllo della popolazione” (Executive Intelligence Review, Special Report, Global 2000: Blueprint for genocide, pag. 16).

“Il Club di Roma fu fondato nel 1968 dal “Bilderberg” Aurelio Peccei, dirigente della Fiat e finanziato da Gianni Agnelli tramite il gruppo Fiat-Ifi. Il Club di Roma è legato ai vertici del potere mondialista, il Bilderberg e la Commissione Trilaterale. Nel 1976 comprendeva un’ottantina di membri permanenti e una ventina di personalità scelte dagli ambienti mondialisti. In sintonia con la massoneria internazionale (Planet Parenthood) promuove le tesi abortiste del programma “Crescita Demografica Zero” sostenuto dalla Fondazione Rockefeller e il progetto RIO (Ristrutturazione dell’Ordine Internazionale), tramite una potente catena di enti di influsso sociale. Il Club di Roma teorizza un nuovo umanesimo cosmopolita avente connotati chiaramente sinarchici”. (Orio Nardi, Il vitello d’oro, Salpan Editore 2007).

A questo punto, per citare Antonella Randazzo, qualcuno potrebbe dire di non credere alle “tesi complottiste” o che bisogna pur avere fiducia in qualcuno, non si può dubitare di tutti. E’ molto facile etichettare come “complottiste” tesi inusuali, evitando in tal modo di considerare la veridicità dei contenuti che vengono sollevati. Veniamo allora alla parte finale: leggiamo un passo del Terzo Rapporto al Club di Roma.

Nel corso degli anni ’70 il Club di Roma pubblicò vari rapporti, a partire da quel primo Limiti dello Sviluppo che, grazie ai finanziamenti della Fondazione Rockefeller, fu pubblicato in18 edizioni in 23 lingue. In seguito il Club di Roma fubblicò il "Progetto RIO per la Rifondazione dell'Ordine Internazionale", a cura di Jan Timbergen, premio Nobel. Terzo Rapporto al Club di Roma. Biblioteca dell'EST. Edizioni Scientifiche e Tecniche, Mondadori 1977. Scorriamo i titoli di alcuni capitoli

Capitolo I° - Da un mondo disordinato all'Ordine Internazionale
Capitolo II° Lo stato di avanzamento dei negoziati per il nuovo ordine
Parte II° La struttura del Nuovo Ordine Internazionale
Capitolo IV Verso un equo ordine sociale
sottocapitoli
Gli obiettivi fondamentali di un mondo nuovo
Gli elementi guida per il conseguimento di tale obiettivo
La necessità di reinterpretare la sovranità nazionale
Trasformazioni nella struttura del potere
Un programma di azione internazionale

Ecco infine cosa è scritto nella parte dedicata a “L'ordine monetario internazionale” (pag. 146)

“Una politica di fusione monetaria a livello regionale (integrazione monetaria completa) tra paesi che sono riusciti a conservare stabilità dei tassi di cambio reciproci per mezzo di una intregrazione delle loro rispettive politiche interne e di impegni adeguati per sostenere reciprocamente le rispettive monete; consolidare e istituzionalizzare questa integrazione economica e questi impegni finanziari attraverso il necessario trasferimento di autorità dalle istituzioni consultive e decisionali, amministrative e politiche a livello nazionale, ed altre istituzioni a livello sovranazionale.”

Non male come previsione “azzeccata” dell’avvento dell’Euro, fatta 25 anni prima da “pensatori indipendenti” e “liberi”.