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martedì 1 luglio 2008

Da Malthus a Mercalli, passando per Peccei



Dopodomani 3 luglio 2008 ci sarà a Torino una commemorazione di Aurelio Peccei a cura di Luca Mercalli, sotto l’egida del Comitato per le celebrazioni del centesimo anniversario della sua nascita. La conferenza, dal titolo: “Aurelio Peccei. I limiti della crescita, trentasei anni dopo. Dalle intuizioni di un torinese alla crisi globale”, si terrà alle ore 17,00 presso il Museo Diffuso della Resistenza, C.so Valdocco 4°. La notizia la troviamo su quello che si autodefinisce “il più autorevole portale italiano della meteorologia e del clima”

Forse Mercalli ritiene di essere la persona giusta per l’evento, dal momento che il 10 dicembre 2005 a Torino al seminario “TAV e modello di sviluppo”, così si epresse citando Aurelio Peccei:
“Peccei ideò e concepì il Club di Roma e diede incarico al MIT di Boston di fare il primo “modello del mondo”. Cioè, in modo molto semplificato: cosa succede se la popolazione umana e i suoi consumi aumentano sempre? Che i consumi aumentino, in linea di principio è giusto... da un punto di vista etico tutti dovrebbero poter mangiare a sazietà, avere la doccia, la lavatrice, la lavastoviglie, e oggi sappiamo bene che miliardi di persone al mondo non hanno tutto ciò e lo desiderano. Le risorse naturali però sono in quantità finita, quindi ci sarà un loro grafico che pian piano scenderà. E poi ci sarà però, per converso, il grafico dei rifiuti e dell’inquinamento che salirà. Allora, mettiamo insieme un po’ tutte queste cose e vediamo dove e come si incontrano queste curve. È semplice: queste curve si incontrano in un punto che è collocato nei primi decenni del nostro secolo attuale. E quando ciò accade, c’è come un precipizio, un collasso della società umana. Ma è ovvio, sono i limiti fisici che vengono a galla, quei limiti che un certo tipo di economia non vuole nemmeno prendere in considerazione.” Mercalli è ritornato sull’argomento anche recentemente, vedi video.
Mercalli si riferisce al Rapporto al Club di Roma sui limiti dello sviluppo, pubblicato nel 1972, il quale prediceva che la crescita economica non potesse continuare indefinitamente a causa della limitata disponibilità di risorse naturali, specialmente petrolio.

Ma notizie di ben diverso tenore possono essere reperite nell’articolo “Energia Nucleare” pubblicato nel numero del luglio 2002 di Solidarietà, il bollettino d'informazione del Movimento Solidarietà, che trovate online qui:
Lo scopo del Club di Roma è riferito da Aurelio Peccei in questi termini:“Il nostro proposito era quello di organizzare un’operazione di commando diretta ad aprire una breccia nella cittadella di autocompiacimento in cui la società si era follemente trincerata ... al Club di Roma è occorso poco tempo per trovare il suo cavallo di Troia e conquistare una prima posizione strategica, in una grande battaglia che è appena iniziata ... È giunto il momento di passare dalla fase di puro choc, indispensabile per svegliare le genti ai pericoli che tutti stiamo correndo, ad una nuova fase di visione positiva.” (A. Peccei – La Qualità Umana, Est Mondadori, 1976).
Il “Cavallo di Troia”, in questa nuova strategia coltivata in ambienti NATO, è la favola della scarsità delle risorse. Non dimentichiamo che Aurelio Peccei fu “ufficialmente” per trenta anni a capo del Consiglio Economico dell’Istituto Atlantico, una succursale civile della Nato. Inoltre il libro di cui sopra divenne la base del pensiero dall’ala politica della NATO.
«I limiti dello sviluppo», il primo di una lunga serie dello stesso genere è una vera e propria frode pseudoscientifica consistente nell’affibbiare al termine “risorsa” un significato ed un valore fisso. Ovvero: fatte le stime delle riserve petrolifere, delle risorse idriche, dei terreni coltivabili, dei giacimenti di materie prime e altre risorse, si faceva il calcolo di quanta popolazione potesse continuare a vivere su questo pianeta. Conclusione: allarme! siamo troppi e bruciamo troppe risorse. Per fare i calcoli ci si avvalse della “analisi dei sistemi” secondo i metodi elaborati in quegli anni dall’Istituto Internazionale di Analisi Applicata dei Sistemi (IIASA), cioè esattamente gli stessi temi di Malthus ...
In cinque anni di lavoro propagandistico, fiancheggiato ai massimi livelli istituzionali, il Club di Roma preparò il clima adatto per lo shock. In effetti, retrospettivamente è poi stato scoperto che non soltanto la filosofia di fondo de «I limiti dello sviluppo» non regge, ma anche le equazioni lineari dell’analisi dei sistemi, che con la loro asetticità informatica incutevano tanta soggezione, in realtà erano sballate: una truffa che ravvicinava i presunti tempi di esaurimento delle risorse.
Nel 1974, gli interessi dei Rockefeller furono i più impegnati nell’organizzazione di una conferenza dell’ONU sul tema della popolazione, a Bucarest, e in tale sede cercarono di far approvare misure di controllo demografico.[...]L’anno successivo il Rockefeller Brothers Fund varò il progetto “Environment Agenda Task Force”, diretto da Gerald O. Barney, allo scopo di inquadrare tutto il movimento ecologista negli USA, che fino ad allora procedeva in ordine sparso.
In parallelo, il tema malthusiano diventò l’argomento di lavoro principale anche al Council on Foreign Relations (CFR), il principale centro studi della politica USA. Il CFR mise in cantiere il “Project 1980s”, affidato alla direzione di Cyrus Vance, Zbigniew Brzezinski e Paul A. Volcker che di lì a poco si trasferiranno al governo, sotto Carter, per ricoprire rispettivamente gli incarichi di Segretario di Stato, di Consigliere di Sicurezza Nazionale e di governatore della Federal Reserve. Il progetto anni Ottanta e la Task Force rockefelleriana, che riuniva le 13 principali formazioni ecologiste USA, arrivarono alle stesse identiche conclusioni, che furono riassunte nella “The unfinished agenda”:
• Definire un obiettivo nazionale per la riduzione della popolazione
• Incoraggiare la sterilizzazione nel Terzo Mondo
• Restrizioni all’immigrazione negli USA dalle zone depresse
• Legare ogni forma d’aiuto all’estero alla condizione di crescita demografica zero
• Ridurre l’intensività dell’agricoltura negli USA
• Rinunciare alla chimica nell’agricoltura (fertilizzanti e pesticidi)
• Abbandonare in futuro la fissione nucleare
• Limitare l’espansione del consumo di elettricità
• Ridurre l’espansione della rete autostradale.

Secondo lo studioso dr. John Coleman (Conspirators' Hierarchy: The Story of the Committee of 300. American West Publishers, 1992)“il Club di Roma è un gruppo di copertura, un matrimonio tra i grandi investitori anglo-americani e delle vecchie famiglie oligarchiche europee. La chiave per la riuscita del controllo globale sta nella capacità di provocare e quindi di gestire grandi crisi economiche"

Il Club di Roma ha delineato la politica della NATO fino ad oggi, e le due organizzazioni interagiscono come una sorta di vasi comunicanti. Sempre nel suo libro, John Coleman definisce Bettino Craxi come "importante membro del Club di Roma e uomo chiave della Nato"

Concludiamo con queste citazioni che sembrano stabilire un collegamento fra le teorie di Malthus e le affermazioni di Luca Mercalli (che non dimentichiamo è anche un alfiere della teoria del Riscaldamento Globale), passando per Aurelio Peccei ed il Club di Roma.

"Ogni bambino nato in soprannumero rispetto all'occorrente per mantenere la popolazione al livello necessario deve inevitabilmente perire, a meno che per lui non sia fatto posto dalla morte degli adulti... pertanto... dovremmo facilitare, invece di sforzarci stupidamente e vanamente di impedire, il modo in cui la natura produce questa mortalità; e se temiamo le visite troppo frequenti degli orrori della fame, dobbiamo incoraggiare assiduamente le altre forme di distruzione che noi costringiamo la natura ad usare.

"Invece di raccomandare ai poveri l'igiene, dobbiamo incoraggiare il contrario. Nelle città occorre fare le strade più strette, affollare più persone nelle case, agevolando il ritorno della peste. In campagna occorre costruire i villaggi dove l'acqua ristagna, facilitando gli insediamenti in tutte le zone palustri e malsane. Ma soprattutto occorre deplorare i rimedi specifici alla diffusione delle malattie e scoraggiare quella persone benevole, ma tratte decisamente in ingannano, che ritengono di rendere un servizio all'umanità ostacolando il decorso della estirpazione completa dei disordini particolari".
Thomas Malthus, Saggio sui principi della popolazione.

"Cercando un nuovo nemico contro cui unirci, pensammo che l'inquinamento, la minaccia dell'effetto serra, della scarsità d'acqua, delle carestie potessero bastare... Ma nel definirli i nostri nemici cademmo nella trappola di scambiare i sintomi per il male. Sono tutti pericoli causati dall'intervento umano... Il vero nemico, allora, è l'umanità stessa".
Club di Roma, The First Global Revolution, 1991

"Gli uomini continuano a vivere sul pianeta come i vermi sulla carogna: divorandola. Sanno che alla fine moriranno, ma continuano a divorarla."
Aurelio Peccei - Intervista - La Repubblica, 31 dicembre 1980

"Che cos'è l'Homo Sapiens? il capolavoro della natura o un refuso sfuggito al controllo della selezione immediata?...

"Ci siamo chiesti se tutto sommato, rispetto al maestoso fluire dell'evoluzione l'homo sapiens non rappresenti un fenomeno deviante. Se non sia un tentativo ambizioso andato male, un errore di fabbricazione che gli aggiustamenti che assicurano il rinnovarsi della vita si incaricheranno a tempo debito di eliminare o rettificare in qualche modo....

"Un comportamento aberrante della nostra specie la rende gravemente colpevole davanti al tribunale della vita. Si tratta di una proliferazione esponenziale che non si può definire che cancerosa....

"Sotto gli effetti accumulati della liberazione della scienza dai dogmi classici decollano la rivoluzione industriale, quella scientifica e infine quella tecnologica... l'uomo acquista un potere esorbitante che va al di là del suo sapere..."
Aurelio Peccei "Cento pagine per l'avvenire", Mondadori 1981

venerdì 20 giugno 2008

La BEIC – Seconda parte: il contrabbando della droga.

Il commercio mondiale della droga ebbe inizio con la BEIC e fu in seguito intrapreso anche dalla Dutch East India Company. La BEIC iniziò il suo monopolio sulla produzione ed il commercio dell’oppio in India dopo la conquista inglese del Bengala nel 1757. Secondo John Coleman il monopolio del commercio dell’oppio indiano in Cina fu attuato dalla BEIC col consenso del governo inglese attraverso la sua politica ufficiale. Questo fu uno dei segreti più nascosti, avvolto come fu da storie e leggende fuorvianti, come quelle raccontate da Rudyard Kipling. Oppure da quelle storie di vascelli che attraversavano gli oceani col loro carico di te cinese destinato ai salotti buoni dell'Inghilterra vittoriana. In realtà, secondo John Coleman, la vera storia dell'occupazione inglese in India e delle Guerre dell'Oppio fra Inghilterra e Cina è stata una delle più sporche vicende della civiltà occidentale. Almeno il 13% dei guadagni in India durante il dominio inglese derivava di norma dalla vendita di oppio del Bengala di buona qualità ai distributori inglesi operanti in Cina. Ufficialmente la BEIC si occupava di commercio del tè, ma nessun giornale inglese allora indagava sul fatto che fosse impossibile fare enormi profitti solo col commercio del tè, e che gli ufficiali gentlemen inglesi spediti in India fossero finanziati solamente dalla miseria di milioni di contadini cinesi assuefatti all'oppio. In seguito la Corona Inglese, cioè la Famiglia Reale, si inserì nel commercio della BEIC, e la usò per produrre oppio nel Bengala ed in altre aree dell’India, controllando le esportazioni attraverso quelli che furono chiamati “diritti di transito”, cioè una tassa imposta dalla Corona su tutti i produttori di oppio regolarmente registrati presso le autorità statali che mandavano oppio in Cina. Fino al 1896, quando il commercio era ancora considerato illegale, non ci fu mai nessun tentativo per fermare il commercio di droga, così che colossali quantitativi di oppio furono spediti via mare dall’India a bordo dei “Tea Clippers” alla volta della Cina, quel tipo di vascelli tanto noti nell’immaginario popolare che tutti credevano che trasportassero tè. I mercanti del Bengala ed i loro controllori inglesi insieme ai banchieri divennero grassi e intolleranti a causa dell’enorme ammontare di somme che affluivano nelle casse della BEIC dal commercio dell’oppio con gli sventurati contadini cinesi. I profitti della BEIC, in quegli anni, eccedevano di molto gli attuali profitti di General Motors, Ford e Chrysler messi insieme.
La BEIC aveva sviluppato semi di papavero che davano oppio di ottima qualità nei campi di Benares e Bihar nel bacino del Gange in India, un paese che loro controllavano totalmente. Questo aveva il prezzo più alto, mentre l’oppio di qualità inferiore proveniente da piantagioni in altre zone dell’India era venduto a prezzi più bassi. Non rassegnandosi a perdere il suo commercio lucrativo, al sorgere delle opposizioni cinesi al contrabbando di oppio, la Corona Inglese ingaggiò lotte con le forze cinesi e le sconfisse durante le Guerre dell’Oppio a metà dell’800, che comportarono per la Cina, tra l’altro, la perdita di Hong Kong. Poiché la joint venture BEIC-Governo inglese gestiva il monopolio del commercio dell’oppio, le sole persone autorizzate a realizzare fortune istantanee provenivano dalla nobiltà, dalla aristocrazia, dalle famiglie plutocratuche ed oligarchiche, molti discendenti delle quali fanno parte oggi del Comitato dei 300 così come i loro onorevoli antenati sedevano nel Consiglio dei 300 che dirigeva la BEIC. Questi ultimi erano soci di tutti i maggiori club esclusivi di Londra ed erano per la maggior parte rappresentanti del parlamento, mentre altri, sia in India che in Inghilterra, erano magistrati. Per entrare in Cina era necessario un passaporto rilasciato dalla BEIC, cosicchè se qualche impiccione avesse cominciato ad investigare circa il coinvolgimento della Corona Inglese nel lucroso commercio dell’oppio, il suo passaporto sarebbe stato revocato.

Fonti:
John Coleman, The Conspirators Hierarchy: The Story of the Committee of 300, America West Publishers, 1992

http://www.ampltd.co.uk/collections_az/eic-factory-2/description.aspx