“Nell’’aprile del 1968, (…) Aurelio Peccei, economista e dirigente industriale, riunisce a Roma presso l’Accademia dei Lincei una trentina di studiosi di tutto il mondo. L’obiettivo è quello di dar vita a una sorta di think-tank informale, libero e indipendente, dedicato a stimolare il dibattito sulle complesse dinamiche e sulle interconnessioni esistenti tra i sistemi naturali e i sistemi sociali, tecnologici ed economici creati dalla nostra specie e sulle loro prospettive di evoluzione futura. In seguito a questo meeting Peccei (…) fonda il Club di Roma. (…)
Da notare che questa tesi “ufficiale” è anche quella di Wikipedia e dell’ambientalista della prima ora Giorgio Nebbia.
L’antitesi è sostenuta invece da vari autori: Gary Allen, John Coleman e, in Italia, Orio Nardi.
"Aurelio Peccei apparteneva alla massoneria e faceva parte del Comitato dei 300 (Il Comitato fu fondato dalla Nobiltà nel 1729 per occuparsi dell'attività bancaria internazionale, dei problemi legati al commercio e per sostenere il traffico dell'oppio indiano. E' controllato dalla Corona britannica. Comprende l'intero sistema bancario mondiale e i più importanti rappresentanti delle nazioni occidentali. Si tratta di trecento famiglie che, generazione dopo generazione, governano il mondo sotto la supervisione di gruppi più piccoli). Una volta Aurelio Peccei confessò al suo amico Alexander Haig (Commissione Trilaterale) di sentirsi "un Adam Weishaupt incarnato" (Weishaupt fu l'uomo che ispirò i moderni Illuminati; (John Coleman, Conspirators’s Hierarchy: The Story of the Committee of 300, America West Publishers, 1992)
“A proposito dei Limiti dello sviluppo, Aurelio Peccei in seguito ammise che il computer utilizzato per elaborare i loro dati e per formulare le loro tesi era stato programmato a produrre il risultato desiderato. Disse che ciò era stato fatto perchè le nazioni avevano bisogno di una "schockterapia" se si voleva far loro accettare il controllo della popolazione” (Executive Intelligence Review, Special Report, Global 2000: Blueprint for genocide, pag. 16).
“Il Club di Roma fu fondato nel 1968 dal “Bilderberg” Aurelio Peccei, dirigente della Fiat e finanziato da Gianni Agnelli tramite il gruppo Fiat-Ifi. Il Club di Roma è legato ai vertici del potere mondialista, il Bilderberg e la Commissione Trilaterale. Nel 1976 comprendeva un’ottantina di membri permanenti e una ventina di personalità scelte dagli ambienti mondialisti. In sintonia con la massoneria internazionale (Planet Parenthood) promuove le tesi abortiste del programma “Crescita Demografica Zero” sostenuto dalla Fondazione Rockefeller e il progetto RIO (Ristrutturazione dell’Ordine Internazionale), tramite una potente catena di enti di influsso sociale. Il Club di Roma teorizza un nuovo umanesimo cosmopolita avente connotati chiaramente sinarchici”. (Orio Nardi, Il vitello d’oro, Salpan Editore 2007).
A questo punto, per citare Antonella Randazzo, qualcuno potrebbe dire di non credere alle “tesi complottiste” o che bisogna pur avere fiducia in qualcuno, non si può dubitare di tutti. E’ molto facile etichettare come “complottiste” tesi inusuali, evitando in tal modo di considerare la veridicità dei contenuti che vengono sollevati. Veniamo allora alla parte finale: leggiamo un passo del Terzo Rapporto al Club di Roma.
Nel corso degli anni ’70 il Club di Roma pubblicò vari rapporti, a partire da quel primo Limiti dello Sviluppo che, grazie ai finanziamenti della Fondazione Rockefeller, fu pubblicato in18 edizioni in 23 lingue. In seguito il Club di Roma fubblicò il "Progetto RIO per la Rifondazione dell'Ordine Internazionale", a cura di Jan Timbergen, premio Nobel. Terzo Rapporto al Club di Roma. Biblioteca dell'EST. Edizioni Scientifiche e Tecniche, Mondadori 1977. Scorriamo i titoli di alcuni capitoli
Capitolo I° - Da un mondo disordinato all'Ordine Internazionale
Capitolo II° Lo stato di avanzamento dei negoziati per il nuovo ordine
Parte II° La struttura del Nuovo Ordine Internazionale
Capitolo IV Verso un equo ordine sociale
sottocapitoli
Gli obiettivi fondamentali di un mondo nuovo
Gli elementi guida per il conseguimento di tale obiettivo
La necessità di reinterpretare la sovranità nazionale
Trasformazioni nella struttura del potere
Un programma di azione internazionale
Ecco infine cosa è scritto nella parte dedicata a “L'ordine monetario internazionale” (pag. 146)
“Una politica di fusione monetaria a livello regionale (integrazione monetaria completa) tra paesi che sono riusciti a conservare stabilità dei tassi di cambio reciproci per mezzo di una intregrazione delle loro rispettive politiche interne e di impegni adeguati per sostenere reciprocamente le rispettive monete; consolidare e istituzionalizzare questa integrazione economica e questi impegni finanziari attraverso il necessario trasferimento di autorità dalle istituzioni consultive e decisionali, amministrative e politiche a livello nazionale, ed altre istituzioni a livello sovranazionale.”
Non male come previsione “azzeccata” dell’avvento dell’Euro, fatta 25 anni prima da “pensatori indipendenti” e “liberi”.

